Massimo Giletti, un anno sotto scorta per le minacce di mafia: “Solidarietà? Da colleghi e politici poca”

In un’intervista, il conduttore di Non è l’Arena, talk di La7, Massimo Giletti ha parlato delle minacce di morte ricevute dalla mafia. Denunciando, tra l’altro, la poca solidarietà arrivata da colleghi e politici.

Le parole di Massimo Giletti

Il giornalista e conduttore del talk di La7, Non è l’Arena, Massimo Giletti, da circa un anno vive sotto scorta a causa delle minacce di morte ricevute dalla mafia. Il conduttore, ogni domenica da diversi anni a questa parte, non si è mai tirato indietro ed ha continuato a denunciare gli affari dei clan. In un’intervista rilasciata al settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, Giletti ha parlato delle minacce ricevute. Ma ha anche denunciato la poca solidarietà ricevuta in questi mesi da parte di colleghi e del mondo politico. Il conduttore, nell’intervista, ha denunciato le ombre sulle stragi che costarono la vita ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ha spiegato: “Ancora oggi ci sono troppe domande che rimangono senza risposta”. 

Massimo Giletti, rispondendo alla domanda sulle dimostrazioni di solidarietà ricevute da colleghi e politici, spiega: “La verità? Molto poca. Ho avuto tanto silenzio. Ho comunque sempre pensato che anche il dolore e le delusioni fanno parte della ricchezza della vita. E’ chiaro che fa male. Non sono arrivati nemmeno messaggi pro forma che si fanno tanto per cortesia. E ci si sente soli”.

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Giletti: “Nulla più è come prima”

Nonostante la sua delusione, Massimo Giletti non verrà certo meno al suo impegno. Il prossimo 10 giugno, su La7, andrà in onda un reportage sulla mafia, dal titolo Abbattiamoli. Ci saranno interviste esclusive, come quella all’ex uomo di fiducia del boss Graviano, alla figlia di un boss ucciso dopo essersi pentito E poi: al giudice Nino Di Matteo e al Capitano Ultimo.

Ha continuato il conduttore: “Chi fa delle battaglie mette sempre in conto di pagare un costo. Non mi sarei aspettato però la solitudine. Se fossimo stati in tanti tra i giornalisti della tv a portare avanti questa battaglia, non sarei stato l’unico loro obiettivo. Ogni volta che esco di casa devo ricordarmi che c’è un rischio che mi aspetta. Un rischio reale, sono stato minacciato dai vertici della mafia. Nulla più è come prima”.

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