Bebe Vio, la confessione scioccante della campionessa: “Svenivo e vomitavo”

La campionessa paralimpica Bebe Vio ha rivelato in una recente intervista il dramma vissuto poco prima delle Olimpiadi di Tokyo.

In un’estate che ha visto l’Italia dello sport trionfare nel calcio e alle olimpiadi, Bebe Vio è stata una grandissima protagonista. La campionessa di scherma è stata infatti la portabandiera della nazionale azzurra alle Paralimpiadi di Tokyo e quando è arrivato il momento di scendere in pedana ha fatto la differenza vincendo delle medaglie in singolo e trascinando la squadra nella prova collettiva.

A vederla dall’esterno e durante le gare, insomma, sembrava che Bebe si fosse preparata alla grande per questo appuntamento e che il percorso verso la competizione fosse stato perfetto. In realtà è andata molto diversamente da come si potesse immaginare, poco prima della competizione, infatti, ha rischiato non solo di non partecipare ma anche di dover abbandonare lo sport in cui eccelle.

A raccontare questa drammatica esperienza è stata lei stessa in una recente intervista concessa al ‘Corriere‘. L’atleta quest’estate si è concessa una breve vacanza e quando è tornata ad allenarsi ha subito un brutto infortunio al braccio con cui tira. I medici le hanno consigliato di riposare, ma Bebe non voleva saperne, per nulla al mondo si sarebbe persa un appuntamento così importante.

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Bebe Vio: “Dopo ogni gara svenivo e vomitavo”

Il racconto dell’atleta comincia proprio dall’infortunio e dal parere dei medici: “Sapevo che il mio corpo per rimettersi in pieno ha bisogno di tempo e invece, appena ho iniziato a tirare di scherma, ho forzato. E ho tirato una botta così forte che mi è quasi uscito il gomito… Un infortunio serio. A un certo punto pareva tutto finito”. Il braccio non si muoveva e i medici le hanno detto che entro due settimane andava amputato altrimenti poteva morire: “Avevo perso dieci chili, il braccio con cui tiro era magro magro, svenivo e vomitavo. Così sono arrivata ai Giochi di Tokyo. Svenivo e vomitavo”.

Bebe spiega in seguito quanto sia probante fisicamente e mentalmente una gara di scherma e come fosse fitto il calendario degli impegni, quindi aggiunge: “Il mio corpo proprio non era in grado di reggerli, fisicamente. Durante un match l’adrenalina è talmente alta che non senti dolori ma appena finivo il match mi prendevano per la collottola del giubbetto elettrico e mi portavano via perché svenivo”.

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Solo i medici della squadra sapevano la sua condizione perché: “È uno sport di combattimento, non puoi dire al tuo avversario che stai male”. Nemmeno i familiari erano informati della problematica: “Se loro avessero saputo tutto mi avrebbero bloccata subito. Avevo bisogno di loro e dei miei fratelli. Sennò non ce l’avrei fatta”.